Una brutta storia….

La fisarmonica (I parte)

 

Era quasi mezzogiorno. Gaia aveva il turno di lavoro nel pomeriggio. Vista l’ora, la stazione era quasi deserta. Il treno che stava aspettando sarebbe arrivato tra una decina di minuti. Al binario con Gaia c’erano solo un paio di giovani sconosciuti. All’altro binario c’era un bambino di nove-dieci anni, capelli ed occhi chiari, con una fisarmonica a tracolla, grande quanto il suo piccolo busto, era probabilmente d’origine slava. Con la sua fisarmonica, faceva parte dell’esercito di mendicanti che si aggirano sui treni per tutto il giorno. Diverse volte, l’aveva incontrato sul treno; notando che la sua espressione non era di un bambino sereno come tutti i suoi coetanei. Al contrario, aveva sviluppato un tale odio per ciò che faceva da portare sul volto l’espressione di profondo fastidio per la società.

 

Gaia nell’attesa, rimase ad osservare i suoi movimenti. Il bambino stava controllando l’incasso della mattinata. Separò accuratamente le monete di scarso valore (1,2,5 cent.) dalle altre, poi iniziò a lanciarle ovunque fino al loro esaurimento. Gaia potette sentire l’odio con cui le lanciava. Quella sua azione era l’unica valvola di sfogo contro le maledette monete. Costretto per colpa loro a fare quella vita.

 

L’attenzione del bambino, poi, si spostò ad un pallone sgonfio con cui un ragazzo giocherellava, dall’altra parte del binario.

 

“Mi dai palloni” disse il bambino.

 

Il provetto calciatore, siccome era dotato di un talento naturale per il calcio; calciò il pallone in direzione del bambino. Purtroppo il tiro fece finire miseramente il “palloni” tra i due binari. A nulla servirono le richieste del bambino di farsi prendere la palla dalla scomoda posizione, il ragazzo fece orecchie da mercante.

 

Gaia era lì a guardare; un brivido corse lungo la sua schiena. Avrebbe voluto aiutarlo, raccogliere dai binari il “palloni”; ma a far una cosa del genere si sentiva in imbarazzo.

 

Alla vista del bambino che si mordeva le labbra per stizza, decise di fare quel gesto caritatevole, ma aveva indugiato troppo, sopraggiunse il treno che l’avrebbe portata al lavoro….

 

Sin da quando era ragazzina, Gaia aveva sempre incontrato i mendicanti nel treno. Facilmente suddivisibili in categorie: zingari, tossicodipendenti, poveracci, extracomunitari….

 

Ognuno aveva il suo “metodo”. Chi cercava di vendere oggetti di scarso valore (accendini, fazzoletti, taccuini…), chi raccontava le proprie storie di miseria (inventate o no). Alcune a dir poco “allucinanti”. Una volta nel treno in cui c’era Gaia, un ragazzo vestito in malomodo, sosteneva di essere un malato terminale d’Aids insieme alla sua compagna; e dir avere un bambina nata sieropositiva…….

 

La giovane donna ha potuto osservare l’evoluzione dei mendicanti; infatti, i venditori ambulanti sono diventati sempre più rari e quasi tutti si sono dotati di uno strumento musicale. Violini, trombe, flauti, ma soprattutto fisarmoniche. Inspiegabilmente, tutti si sono dotati di uno strumento musicale, per strimpellare alcuni accordi e raccogliere le monete.

 

Gaia aveva potuto osservare in questi anni centinaia di mendicanti, ma ad una cosa non si è abituata, anzi ha sempre suscitato sentimenti d’odio e rancore era il notevole impiego di bambini impiegati per lo scopo…(continua)…..

 

I

 

          By KIRBY                                                                  

 

 

 

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