Gigetta (seconda parte)

Un carillon suonava nella stanza da letto di Don Antò, la melodia era malinconica e struggente, forse era la colonna sonora di qualche film d’amore. Era stato regalato a lui e a sua moglie, dal professore, per i loro dieci anni di matrimonio. Una scatola di legno dipinta a mano, una volta aperto apparivano due innamorati abbracciati che volteggiano mentre la musica fuoriesce. Dalla morte della moglie, il carillon era stato aperto molto spesso, bagnando frequentemente di lacrime il viso di Don Antò.
Quel giorno, mentre era seduto sul letto ad ascoltare la musica, entrò dalla finestra la piccola Gigetta, che attratta dalla melodia che risuonava nella campagna era andata evadere cosa fosse. Il tiepido miagolio attirò l’attenzione dell’uomo, che si volto verso di esso. La gatta, intanto, si era seduta sul comò ad osservare la scatola magica.
Rimasero entrambi in silenzio per alcuni minuti, poi la musica finì. Gigetta s’avvicinò al carillon, fece un paio di giri d’ispezione intorno ad esso, poi lo chiuse con la zampa anteriore. Don Antò sorrise.
Dopo quell’episodio, l’uomo iniziò a dedicare sempre più attenzioni al gatto.
In pochi anni divennero una coppia affiatata, bastava un semplice cenno di Don Antò per capirsi. Nonostante i gatti sembrino essere legati più all’ambiente che all’uomo; Gigetta mostrava alcune eccezioni. La gatta viveva all’aperto, me era sempre nei paraggi di Don Antò; bastava una sua voce per farla accorrere.
Il loro legame divenne argomento di discussione durante le lunghe tavolate che si svolgevano in quell’azienda familiare, e Don Antò non nascondeva il suo orgoglio per questo rapporto.
Tra parenti, amici, e qualche dipendente, in particolar modo nel periodo della vendemmia, almeno una ventina di persone pranzavano, nella veranda della casa, ad una lunga tavola di legno. A capotavola c’era sempre o’professore, Il cibo era sempre genuino, il buon umore era sempre sul viso di tutti, e tutto si svolgeva in un perfetto clima familiare, tra aneddoti prese in giro e tante risate, tutto innaffiato da ottimo vino. A tavola, vicino a Don Antò c’era sempre Gigetta.
Nella famiglia ciascuno aveva un ruolo “sociale”: la figura imponente del professore infondeva sicurezza a tutti, era la colonna portante, avrebbe potuto fare il bello e il cattivo tempo in casa; la moglie era la classica madre brava in cucina e sempre in ansia per i suoi figli; il responsabile del settore vinicolo Alfredo sempre pronto ad arrabbiarsi per un non nulla ma infondo un buon uomo suscita fa l’ilarità degli astanti, il quadretto comico dava il meglio di sé quando era in compagnia di Don Ciro con la sua voglia di prendere in giro tutti in particolar modo Alfredo (i giullari dell’azienda); Don Antò era possibile consideralo il collante dell’azienda; sempre pronto a consigliare chi gli chiedesse aiuto, in particolar modo era stato insostituibile consigliere per i problemi adolescenziali dei figli del professore; era voluto bene da tutti. Seppur minore, anche Gigetta aveva un ruolo, aveva colmato il vuoto affettivo in Don Antò alla morte della moglie, evitandogli uno stato depressivo.
Il tempo passò, nell’azienda iniziò a prendere le redini in mano Luca, il figlio maggiore del professore, per il resto tutto rimaneva quasi immutato. Erano passati quasi dieci anni dall’arrivo di Gigetta, la quale vita si avviava al tramonto; la sua agilità era visibilmente diminuita, non correva più tra gli animali dell’azienda come prima, inizia a non seguire più Don Antò ma a rimanere chiusa in casa.
Una mattina d’aprile così com’era arrivata, Gigetta andò via… (continua)

Pensiero del giorno: vuoi passare la vita sui libri ? Fallo. Vuoi umbriacarti tutte le sere ? Fallo : limportante che in nessun caso verrai a lamentarti da me
                                                                            By Kirby

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