Quello scritto qui sotto è proprio il titolo del racconto

Provaci tu a dare un titolo a questa storia

Eravamo in auto e correvamo a folle velocità. Talmente veloce che Ernesto aveva dovuto scrivere a penna altri numeri sul contachilometri per far avanzare la lancetta. Sul crocefisso appeso in macchina, c’era Gesù che si era aggrappato ad esso. Il Sant’Antonio che era sulla foto con la scritta “proteggimi” aveva iniziato a pregare. L’auto aveva iniziato a vibrare completamente, sembrava di essere in un vibratore sul set di un film porno.
La velocità era talmente folle che iniziammo a vaneggiare.
Ernesto credeva d’essere Napoleone, e guidò la macchina come fosse un cavallo, percuoteva il cruscotto come fossero i glutei del cavallo e lanciava urla d’incitamento al quadrupede
Libertà aveva preso i miei capelli e strattonava la mia testa avanti e indietro, emettendo l’urlo di una sirena, infatti, si era trasformata nell’autista di un’autoambulanza.
Io, galvanizzato dal movimento oscillatorio della mia testa e dalle urla degli altri, credo d’esser un pallone di pallacanestro durante una partita NBA di play-off.
Viaggiammo così, fino a quando Napoleone decise di far fare una deviazione di percorso. Il cavallo saltò il muretto del bordo stradale e iniziò a galoppare per la prateria; Libertà si accorse che l’autoambulanza era uscita dalla strada, e tirò il freno a mano e contemporaneamente mi strappò alcune ciocche di capelli…
Ripresici dalla follia ci guardammo attorno, ma non vedemmo Nessuno in giro. Capimmo che avevamo dimenticato Nessuno all’ultima stazione di servizio.
– Come facciamo? Domandò Ernesto.
– Ormai siamo troppo lontani lasciamo dove si trova. Disse Libertà
– Hai ragione, tanto ha Nessuno va sempre tutto bene. Risposi.
Fummo costretti a viaggiare in una strada secondaria, inconsapevoli a dove conducesse, e non c’era nemmeno Nessuno per domandare.
Arrivammo ai piedi di una collina.
– Oddio che puzza, ma cos’è una fogna? Urlò Libertà.
– Ma quale fogna; sono i piedi di questa collina. Dissi.
– Forse c’è un cadavere da queste parti. Intervenne Ernesto.
– Ma quale cadavere, ho detto che sono i piedi della collina; chissà da quanto tempo non li lava. Risposi.
– Che sporcacciona. Disse Libertà.
Continuammo il nostro peregrinare. La strada secondaria era diventata terziaria, poi quaternaria…
In men che non si dica ci trovammo in mezzo alla vegetazione più fitta: alberi secolari ci guardavano dall’alto con disprezzo, arbusti dispettosi ci graffiavano le fiancate della macchina, sassi maleducati s’infilavano sotto l’auto per farci sobbalzare.
– Sembra un luogo dimenticato da Dio. Osservò Libertà
– Torniamo indietro? Domandai.
– No, forse più avanti la strada migliora. Rispose Ernesto.
Continuammo zigza-gando tra gli alberi. La luce che riusciva a filtrare tra i rami divenne sempre più debole, fino al buio totale.
Ernesto, dopo aver urtato diversi alberi, disse: “Forse è il momento di tornare indietro”
– Indietro dove? Ormai abbiamo perso la retta via, siamo usciti dal sentiero di Dio, solo l’inferno ci attende…
Libertà iniziò di nuovo ad impazzire, ora credeva d’esser un predicatore. Uscì dalla macchina e iniziò a parlare interrottamente.
Ebbi un’idea. Consigliai al predicatore di salire su di un albero affinché possa scorgere altri peccatori da convertire e di non preoccuparsi di cadere perché Dio era dalla sua parte.
Tempo dopo il predicatore (pieno di graffi) c’informò che alla nostra sinistra c’era una strada con un folto numero di persone.
– Sicuramente faranno parte di una setta satanica. Disse il predicatore. – presto autista, andiamo a convertirli!
Ci lasciammo alle spalle quella boscaglia minacciosa, e raggiungemmo un piccolo centro dove il predicatore aveva visto il mucchio di persone.
Libertà, intanto, s’era addormentata.
– Poverina, la scalata dell’albero deve averla stanca. Dissi.
Quel gruppo di persone stava tenendo una manifestazione, e stava bloccando la strada, impedendoci di passare.
Ernesto s’improvvisò diplomatico e iniziò a contrattare con i manifestanti affinché ci facessero passare.
– Per quali ragioni manifestate?
– Stiamo manifestando contro la guerra. Rispose il portavoce
– Che cosa volete dalle istituzioni?
– Vogliamo la Pace
– Noi possiamo darvi la Libertà, se ci fate passare la cediamo volentieri.
Iniziarono a confabulare tra loro, poi il portavoce venne da noi
– Accettiamo.
Lasciammo Libertà ancora dormendo tra i manifestanti e proseguimmo il viaggio.
Io ed Ernesto eravamo rimasti senza Nessuno e senza Libertà.
Sembrava uno di quei giochi ad eliminazione, pensai.
Ritrovammo la strada maestra (riconoscibile dal fatto che vuole sempre insegnarti qualcosa), un bellissimo paesaggio di montagne innevate e valli soleggiate si parava davanti a noi. Lo attraversammo senza indugi; era il quadro di un pittore che cercava di vendercelo.
Urlò qualcosa e brandì un bastone. Non riuscii a capire cosa dicesse, eravamo gia lontani, forse voleva salutarci…
Alcune ore dopo ci fermammo per far benzina.
– L’ultima volta abbiamo perso Nessuno, chi dimentichiamo stavolta? Domandai.
– Senti Io, la pianti di dire fesserie? Rispose Ernesto
– A proposito di piante sai che mentre eravamo bloccati in quella foresta ho trovato questa foglia enorme.
Del dire questo, Io mostrai questa foglia enorme ad Ernesto.

Morale: Larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra, ma è meglio la mia.

                                                              By KIRBY

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2 risposte a “

  1. Ma è Bellissima!!
    l’ ho riletta 3 volte, ma è daverro insensata mi piace!!!!
    XD!!!!
    -Alenon-

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