The system must go on

The system must go on

13 settembre 2006, Televideo rai, pagina 151 : Autobomba a Baghdad 22 morti, 46 feriti…
A breve saranno passati 5 anni dall’inizio della guerra in Iraq che, anche se è stata ufficialmente chiusa; ufficiosamente continua a mietere morte e distruzione.
Ho rivisto il fil-mdocumentario di Michael Moore: Fahrenheit 9/11 (se non l’avete visto; fate un favore a voi stessi e guardatelo); un inchiesta su eventuali colpe dell’amministrazione americana sui fatti dell’undici settembre 01, e le due guerre che ne sono scaturite.
Nel documentario sono messi in evidenza i rapporti che esistevano tra la famiglia Bush e quella di Bin Laden; e come quest’ultimi hanno potuto lasciare tranquillamente l’America dopo l’11 settembre, su come i paesi arabi siano un importante socio d’affari americano. Moore mette la pulce nell’orecchio quando parla dell’operazione di terrore fatta dai media americani per tenere sulle spine i cittadini. Aiutando Bush a raccogliere consensi dal popolo, poiché si prodigava tanto per la sicurezza nazionale. Infine, menziona la guerra all’Iraq gettando ombre e perplessità sui reali motivi del conflitto, e su come aziende americane guadagnino su questa guerra.
Non sono qui a dire “C’era chi sapeva dell’attacco alle torri gemelle, e non ha fatto nulla per impedirlo”. “La guerra in Iraq non è un conflitto per la libertà e la sicurezza mondiale”. Queste verità sono in giro da anni. Il segreto di questa guerra è possibile condensarlo in una frase che disse un economo in tv. “L’america iniziò a trovare scomodo Saddam Hussein, quando quest’ultimo iniziò a pensare di utilizzare come moneta di scambio per i barili di petrolio, l’euro al posto del dollaro…”.
Col senno di poi, ciò che più mi disarma, e costatare che qui non cambia mai niente.
Innanzi tutto, anche se il film di Moore fu mandato nelle sale nel periodo elettorale,visti i risultati, sembra non influì più di tanto il risultato elettorale.
Questo è spiegabile perché è solo un film, e l’utenza che ha ricevuto è bassissima rispetto a quella dei network televisivi e degli altri media. Tanti americani plagiati vivono nell’ignoranza che Bush ha “fatto la cosa giusta”. Chissà quanti soldati americani in Iraq, sono a conoscenza del fatto che con il loro operato stanno proteggendo il “sistema” e non la loro patria.
Io, ormai, non sono meravigliato più da nulla: credevo che dopo le innumerevoli volte che Berlusconi era finito in primo piano per le sue leggi a hoc, per le sue innumerevoli figuracce,per la partecipazione alla guerra in Iraq che nessuno voleva, il suo partito avrebbe avuto il minor possibile di voti. Niente di tutto ciò; a significare che le persone che non s’informano sono troppe. Troppi vivono la loro senza a badare a quello che succedere fuori la propria porta.
In questo mondo occidentale che ha guerre alla sua destra e alla sua sinistra, se nessuno muove un dito, nemmeno per sfogliare un quotidiano per informarsi, com’è possibile far qualsiasi altra cosa ?
Ritorno alla mia vita d’occidentale integrato nel sistema…ricordando che la vittoria della volontà popolare è possibile se si uniscono le forze, basti pensare all’abolizione in Francia per una legge sul lavoro; grazie ad una protesta partita dalle università ma poi espansa a macchia d’olio.

                               By Kirby

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4 risposte a “The system must go on

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