Messaggi in bottiglia dal Salento ( Ultima parte )

L’anno scorso il viaggio in Francia mi portò a scrivere dei pensieri, ora ritorno con altre sensazioni e altre riflessioni nate nel Salento

Messaggi in bottiglia dal Salento ( Ultima parte )

Voglio correre libero tra quegli alberi laggiù. Sentirmi libero al loro fianco, bagnato dalle gocce di sole.
Bé, in fondo lo sto facendo ? Sono in auto e viaggio in questo paesaggio a 110 Km/h; non è forse correre? Non ho preoccupazioni; non sono forse libero ?
Oddio, guarda com’è bella quella quercia in mazzo al campo, è tutta sola; con quella luce, il grano in cui è immersa risplende di un giallo intenso e risalta il suo tronco nero.
Come sei bella, contorta e nodosa. Sono così minuscolo nei tuoi confronti . Ti osservo ai tuoi piedi dal basso i tuoi rami, un intrigo di legna, foglie e fronde che non lascia passare la luce. Proteggimi dal sole, dal caldo, dall’aridità, dalla consapevolezza.
Un tamburo di taranta si fa strada, piano piano nel cuore. Il battito della musica inizia in sordina è più lento di quello del cuore, ma cresce, incrementa e lo raggiunge. Diventa forte afferra il cuore e lo porta con sé. Ora è il tamburo a guidare e pompa sempre più veloce . Rimbomba nella cassa toracica e le sue vibrazioni raggiungono e ossa. Tamburi e sonagli di passione, di questa terra di mare, dove la pizzica non è una focaccia ma un ballo allegro, giocoso, brioso, per danzare tutti assieme intorno al fuoco, con le bottiglie di vino semivuote poggiate sul tavolo che rispecchiano i riflessi del falò, E gli ulivi si domandano se anche questa notte queste persone danzeranno fino all’alba.
A volte mi manca la tua mano in tutto questo. Avrei bisogno di incrociare le tue dita e stringerle forte. Sentire quel contatto che suscita un’ebbrezza alcolica. Aggrotto le ciglia e un disappunto si solca sul viso…

* * *
Ho necessità… ho voglia…ho desiderio di giocare col tuo corpo, strofinare il viso suoi tuoi seni, sfiorare la punta del naso sul tuo capezzolo poi improvvisamente afferrarlo con la bocca come un neonato affamato, e iniziare a succhiare avidamente, non curando le tue parole, non curando il tuo ansimare…e alla fine di tutto poggiare la testa al petto per ascoltare il battito del tuo cuore che ritorna alla velocità normale.
Ah non posso vero ? Bene, allora non dire niente, mi rinchiudo nel guscio per il resto della mia vita. No! Non è una minaccia, e no ! Non è assolutamente un dispetto! E’ solo, ripeto solo l’urlo di un cuore stanco, sconfitto, che non trova pace, che non trova amore .
Non mi nego voi, ho solo una sensazione di come dire…come dire ? Sterilità , si ecco. Sensazione che lascia perplessi sul futuro dei propri desideri e voglie.
Bha! Le ultime parole sembrano uscite dal diario di un adolescente, meglio lasciar stare, meglio ritornare alla danza.
La danza è liberatoria, anche gli schiavi spendevano del loro tempo per cantare e danzare. Io ballo in mezzo alla folla , da solo, e non penso. Agitandomi come un dannato al ritmo di tamburi e sonagli, flauti e violini; si proprio come se fossi stato morso da una tarantola. Le gocce di sudore scivolano giù sul mio corpo, alla fine della canzone sono esausto, credo di non farcela per la successiva. Tiro un sospiro di sollievo quando termina, ma dopo pochi secondi ricomincia, devo nuovamente saltare e ballare, sempre più stanco ma ogni volta libero e felice per pochi istanti proprio come gli schiavi.
Nessuno sa che uno dei motivi per cui ho disegnato una tarantola dietro la spalla è legato a questo ballo che prende il nome dai tarantolati che saltavano e si agitavano in preda alle convulsioni per il morso di questo ragno.
Nessuno sa che…(ma questo meglio non dirlo)…
La sanità dell’omo è la pulzella” diceva una canzone…si credo che abbia ragione…

By Kirby

Rumori consigliati : La canzone dei Rolling stones “Paint it black”

Paint it black

I see a red door and I want it painted black
No colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes

I see a line of cars and they’re all painted black
With flowers and my love both never to come back
I see people turn their heads and quickly look away
Like a new born baby it just happens ev’ry day

I look inside myself and see my heart is black
I see my red door and it has been painted black
Maybe then I’ll fade away and not have to face the facts
It’s not easy facin’ up when your whole world is black

No more will my green sea go turn a deeper blue
I could not foresee this thing happening to you

If I look hard enough into the settin’ sun
My love will laugh with me before the mornin’ comes

I see a red door and I want it painted black
No colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes

Hmm, hmm, hmm,…

I wanna see it painted, painted black
Black as night, black as coal
I wanna see the sun blotted out from the sky
I wanna see it painted, painted, painted, painted black
Yeah!

<!–

–>

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5 risposte a “Messaggi in bottiglia dal Salento ( Ultima parte )

  1. Ti avevo detto che sarei passata presto a commentare, ma dopo aver letto ho aspettato un po’. Mi ha preso alla sprovvista, forse perchè mi aspettavo un ricordo di viaggio, mentre questo sembra più un “viaggio nel ricordo”…
    Mi piace molto il paragrafo sul ritmo della taranta, nella prima parte…
    un saluto
    F*

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