Occhi-di-Ghiaccio

Questo è il mio unico racconto che è stato pubblicato fino ad oggi…speriamo in futuro per altri…

Occhi-di-Ghiaccio

Volevo raccontarti la piccola odissea che ho vissuto la settimana scorsa.
L’altra sera ero al “British bulldog”. Quel locale nei pressi del lungomare.
All’entrata si scendono un paio di gradini, sulla destra c’è la cassa e il lungo bancone del bar. A sinistra ci sono tavoli di legno e il piccolo palco per le esibizioni.
L’atmosfera all’interno ricordava grossomodo quella da “scaricatori di porto”: , lampadine colorate e pacchiane diffondono una luce opaca gialla, rossa o verde; al muro ci sono appesi gli oggetti più disparati: la bandiera inglese, una rete da pesca, uno specchio…e naturalmente il pezzo forte, una testa di Bulldog inglese impagliata!
Ero da solo a sorseggiare un bicchiere di birra , quando la mia attenzione cadde su alcune persone.
Vicino al mio tavolo c’erano due ragazze che discutevano amichevolmente.
Una mora, corporatura minuta, pelle chiara con gli occhi da cerbiatto, deliziosa davvero. L’altra era una mangiatrice d’uomini: capelli folti e tinti di rosso, pelle bianchissima, occhi chiari, ombretto nero e labbra carnose, messe ben in evidenza da un rossetto vermiglio, con un corpo atletico di chi si tiene in forma.
Indossava un completo niente male: una specie di camicia bianca e nera a righe, priva di maniche che esaltava il colore della sua pelle e una mini-gonna dello stesso colore che mostrava due gambe accavallate e scandalosamente nascoste da un paio di sexi-calze
Le due ragazze stavano bevendo un paio di odiosi cocktail alcolici ambedue azzurri.
Quello che stavano bevendo poteva essere anche acqua colorata, che importa; ma se avessi visto il modo in cui lei afferrava il calice con le sue lunghe dita e lo portasse alla bocca per sorseggiare, avresti avuto un principio di infarto. Altro che angelo azzurro, ero sempre più convinto che fosse un diavolo rosso del girone dei lussuriosi, pronto a raccogliere altre vittime per l’inferno.
Per farla breve, era dotata di un enorme fascino e di una sensualità tale da mettere a dura prova la volontà un monaco buddista. Dal canto mio in pochi minuti mi sentivo gia un suo schiavo. Dovevo conoscerla a tutti i costi altrimenti non avrei chiuso occhio quella notte. Sicuramente non dovevo andare da loro e presentarmi, altrimenti non avrei iniziato col piede giusto, quindi aspettai il momento opportuno per intervenire.
Nel momento in cui finirono di bere il cocktail, lei fece per accendere una sigaretta: estrasse il pacchetto dalla borsa di pelle nera e prese una sigaretta, poi tirò fuori un accendino dorato, di quelli quadrati con il coperchio, portò la sigaretta alla bocca, aprì l’accendino, accese la fiamma (oddio avrei voluto essere quella sigaretta per bruciare lentamente tra le sue labbra); nel momento in cui stava per infiammare la sigaretta intervenni.
“Scusate, permettetemi di onorare la vostra bellezza…” feci con modi gentili verso le ragazze.
Ottenni il suo primo sguardo, aveva ancora la fiamma dell’accendino accesa, e con i suoi occhi di ghiaccio sembrava volesse sottopormi al giudizio universale, mi lanciò uno sguardo d’odio, come per dire “microbo ma come osi rivolgermi la parola?”, sentii un tuffo nel cuore, come se stessi precipitando da una cascata.
Senza dir nulla rimise a posto i suoi arnesi e si voltò in direzione dell’amica.
L’altra ragazza mi guardò con uno sguardo di pietà, scrollo leggermente le spalle e tracciò un impercettibile no con la testa.
Il mio approccio era fallito, avevo la sensazione di sentirmi vuoto dentro…
Ero seduto al tavolo con la testa fissa sul boccale di birra ormai vuoto, a rimuginare il mio errore, contemporaneamente le ragazze ripresero a parlare amichevolmente. La cosa peggiore era sentire i loro sguardi su di me, le risatine ironiche nei miei confronti;
Dopo quegli attimi di sbandamento, faccio un altro giro della mia birra; per aiutare la mente ad elaborare una nuova strategia. Nemmeno il tempo di far arrivare il boccale che, purtroppo, il mio diavolo tentatore si alza dalla sedia e accenna ad andarsene. La mia mente entra in crisi ho paura di perderla e non vederla mai più.
Intanto, lei sistematasi la borsetta lascia dei soldi sul tavolo e prende la direzione della porta, si accinge a sfilar davanti al mio tavolo, ho la mente annebbiata, apro bocca ma senza proferir parola; seguo con la testa tutta la sua passerella, oddio quanto avrei voluto saltarle addosso, ho trattenuto a stento il mio istinto. Nell’istante in cui si è lasciata alle spalle il mio tavolo, estraggo un sorriso forzato ed emetto un insipido ciao
Dalla bocca. La costringo a voltarsi per un istante, guardandomi emette un mezzo sorriso e scuote la testa in modo impercettibile; chissà cosa avrà pensato, poi ritorna a camminare sulla sua passerella e scompare dietro la porta, lasciandomi solo con la sua scia di profumo e il ricordo della sua sensualità.
Era l’amica del diavolo che accenna a sedersi al mio tavolo. “Posso accomodarmi?” domanda. “P-prego” rispondo. La guardo con aria interrogativa, e lei per tutta risposta “ Ti piace la mia amica eh?” domanda in modo retorico. “Sarei un bugiardo se rispondessi di no” ribattei.
Iniziai a parlare con lei, potendo osservare il suo taglio d’occhi eccezionale e la sua bocca con labbra sottili ma grande…
Nello stato in cui ero, abbordare l’amica mi era in possibile, per quella sera nella mia testa c’era solo lei come unica donna; è come se ad un bambino avessero promesso dei profiteroles e poi avesse ricevuto delle caramelle.
Malgrado stessi parlando con lei, la mia mente era sempre rivolta ad “occhi-di –ghiaccio”, cercai di trarre più informazioni possibili, finché il mio interlocutore mangiò la foglia.
“Perché non esci allo scoperto, e mi chiedi direttamente cosa vuoi?” disse.
“Qualsiasi cosa tu sappia di lei, ti prego di rendere partecipe anche me” risposi a bruciapelo senza preoccuparmi di aver fatto una pessima figura.
Emise un sospiro, si prese una pausa per bere dal mio boccale, mi guardò con sguardo caritatevole, poi apri bocca: “Sei la sua ennesima vittima, accetta un consiglio, dimenticala!”. Mi opposi energicamente: “No, impossibile” sbattendo un pugno sul tavolo.
Per niente scomposta, quasi a prevedere la mia reazione rispose: “Per fortuna domani riparte per la Scozia, così non potrà rovinare un bel viso come il tuo..”.
Alla notizia della sua dipartita mi prese un tuffo nel cuore, ero perso, forse sbiancai, balbettai qualcosa
Lei, per nulla scomposta, incalzò “Sai dove sarà andata ora? Da uno dei suoi tanti uomini, per farsi corteggiare e farsi regalare qualche costoso regalo
Se fossi stato debole di cuore, a quest’ora non sarei qui a raccontare…
Per nulla soddisfatta continuò:” Con la schiera di corteggiatori sparsi per il mondo potrebbe far concorrenza ad un playboy incallito”.
“Qual è il suo nome?” domandai. “Che cosa cambierebbe, domani non ci sarà più, chissà quando ritornerà” rispose . “Ho bisogno di sapere il nome della donna che mi porterà alla rovina” ribattei.
Lei sconsolata mi accontentò: “ Shirley, domani mattina prenderà il treno per andare all’aeroporto, puoi trovarla alla stazione verso le nove” .
Il resto del
la serata è superfluo, congedai quella ragazza senza scambiarci nessun numero di telefono,poi tornai a casa.
Una lunga notte insonne mi avrebbe atteso, nel buio della stanza mi rigiravo nel letto in continuazione, le lenzuola avvolte sul mio corpo sembravano infuocate, Shirley era il mio unico pensiero, il suo corpo era solo una della tante cose perciò non avrei chiuso occhio quella notte. Nella testa si susseguivano tutte le qualità di quel diavolo tentatore; il suo portamento, le sue labbra carnose, il modo in cui accompagnava il bicchiere alla bocca, il bianchissimo colore della sua pelle, il suo sguardo. Porca miseria il suo sguardo mi faceva raggelare il sangue nelle vene; tutta la notte a pensare cosa avrei fatto se fosse stata lì con me, che incubo.
Con due ore di sonno ed alzatomi all’alba con il nome Shirley che rimbombava nel cervello.
Davanti alla specchio la mia faccia con due occhiaie che sembravano un set di borse formato famiglia, al posto dei capelli avevo un nido d’uccelli disfatto, in poche parole una pessima faccia.Dopo una doccia gelata cercai di sistemarmi al meglio e mi diressi alla stazione a piedi poiché era in anticipo di molto tempo.
Arrivato là ero stanchissimo, mi stesi su di una panchina e caddi addormentato.
Stavo sdraiato sulla panchina di una stazione come un barbone per via di una donna…
– Al mio risveglio ero ancora più intontito, istintivamente guardai l’orologio, erano quasi le nove…andai a cercare il suo treno, sbandavo sia per il sonno sia per la fame.
Mi sedetti in prossimità del treno ad aspettare, tremavano le mie ginocchia al pensiero di rivederla, o forse era semplicemente febbre. In men che non si dica sfilò davanti ai miei occhi per la seconda volta; aveva un vestito completamente nero e aderente al suo corpo che scendeva fino alle sue caviglie. Un vestito stretto che non le permetteva di allargare troppo le gambe; dalle caviglie scorgevano calze grigio scuro (forse erano dotate di reggicalze), ai piedi un paio di scarpe nere coi tacchi. I capelli rossi erano raccolti e mantenuti da una bacchetta nera, un basco nero accessoriato di una farfalla rossa completavano l’opera. Anche se il vestito era scomodissimo manteneva un portamento impeccabile, come una fotomodella professionista. Inutile dire che tutti gli occhi erano su di lei. Shirley con il suo carisma e la sua sensualità era destinata a smuovere gli ormoni del sesso maschile ovunque andasse.
Nel sua passerella non notò neppure la mia presenza e si diresse con sicurezza al suo vagone.
Ancora con la mente confusa mi alzi di scatto e traballando avanzai lentamente verso di lei. Il capotreno le diede una mano a salire il suo bagaglio, poi scomparve nel treno.
Dalla banchina iniziai a scrutare ogni finestrino, il cuore batteva sempre più veloce, ero un cane che cercava affannosamente il suo padrone. La trovai nel vagone alla testa del treno. Picchiettai sul vetro, lei mi vide e abbasso il vetro, estrasse il busto in fuori. Incrociai per l’ultima volta i suoi occhi-di –ghiaccio. Guardandomi capì subito come poteva essere stata la mia insonne notte, aveva fatto un’altra vittima un altro soldatino chesi sarebbe dannato l’anima per lei. Fece un sorriso di compiacimento e aspettò cosa avessi da dirle.
“Dimmi cosa posso fare affinché possa rivederti…” dissi in tono di sottomissione.
Rispose con aria distaccata: “ Mi piacciono le persone ostinate” e aggiunse “Vado in Scozia, questo è il mio numero di telefono , se passi da quelle parti puoi telefonarmi.” Nel dire ciò estrasse un biglietto da visita con un numero di telefono, lo lanciò e cadde ai miei piedi.
Guardai senza proferir parola, poi immediatamente dopo il treno si mosse, lei fece un cenno con la mano per salutarmi e si ritirò.
Con la mente annebbiata osservai quel biglietto che giaceva per terra, e ripensai a tutto quello che avevo subito per ottenerlo.
Quel pezzo di carta non lo mai raccolto, ho preferito che quella donna rimanesse solo un diavolo che ha abitato i miei sogni per una notte.

By Kirby
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