Il succo della prosperità

Come ogni anno partecipo al premio Santa Margherita ( concorso letterario a tema vinicolo) e come ogni anno non mi classifico 🙂

Il succo della prosperità

Era una giornata calma e placida alle pendici del Vesuvio. Giovanni aveva trascorso la mattina a lavorare nella vigna, quando sentì piangere.
Dapprima pensò che l’avesse sognato, forse era stanco, ma si concentrò ad ascoltare e seppur debole, il vento portava a lui un lamento. Proveniva dalla boscaglia al limitare della vigna. Seguì la fonte inoltrandosi nella vegetazione e distinse il pianto di una fanciulla. Avvicinandosi, vide che lei, era di spalle a un albero e circondata tutta intorno da rovi spinosi alti e fittissimi. Indossava solo una stoffa bianca.
Quando vide Giovanni, gli disse di essere alla ricerca dei pomi d’oro per le nozze della sorella, ma era stata imprigionata lì, perché Lui non voleva.
Cercò di liberarla, ma lei si oppose; se voleva aiutarla, doveva procurarle i pomi d’oro. Giovanni fu affascinato dalla sua bellezza, c’era qualcosa in lei che lo spinse alla ricerca senza opporsi.
Non aveva mai sentito di pomi dorati dalle sue parti, e pensò di provare per assonanza. Dall’orto, raccolse in una cesta dei pomodori del piennolo e li portò alla ragazza, ma fallì.
Gli spiegò la prigioniera, dalla voce ammaliante, che pomi d’oro si affogano nel vino per offrire agli sposi, come per il rituale di buon auspicio, qualcosa che li sfami e dissenti insieme.
Giovanni pensò di portarle delle percoche, pesche gialle usate nel vesuviano per la sangria napoletana. Ritornò da lei con alcune pesche mature, ne lanciò uno oltre i rovi, ma arrivò dall’altro lato marcio. Posò lo sguardo su gli altri frutti ed erano marciti tutti. La ragazza urlò dallo spavento e un uomo comparve da un albero.
Si presentò come Bacco. Aveva un viso senza età, con il naso e le gote rosse, era rivestito da grappoli d’uva e foglie di vite. Sporcare il sapore del vino con i pomi d’oro era una barbarie, non era degna di lui, e aveva bandito quel rituale. Quella ninfa stava trasgredendo a un suo ordine perciò l’aveva imprigionata. Giovanni la difese, dicendo che erano percoche non pomi d’oro e poi anche quella commistione era degna di esistere. Bacco non si smosse e aveva intenzione di punire la fanciulla per la disobbedienza. Allora lui gli pungolò l’orgoglio. Insinuò che non sarebbe riuscito a resistere dal finire un calice di vino con le percoche, dopo il primo sorso.
La libertà della ragazza contro la vendemmia dell’anno fu il piatto della sfida.
Giovanni tornato a casa, sciacquò la frutta con l’acqua corrente e la pelò. Stappò un falaghina e lo riversò nella caraffa. Tagliò la frutta giallo ocra a pezzi irregolari e la lasciò cadere nel recipiente, il rumore risuonò, nella cucina, rotondo e perfetto. Infine pose il vino con le percoche in frigo. Nell’attesa si addormentò.
Sognando tutte l’uva delle viti che marciva davanti ai suoi occhi, si risvegliò ansioso. Recuperò il recipiente e lo pose controluce per osservarne il colore brillante, poi con un mestolo lo assaggiò rassicurandosi.
Sotto il sole caldo del primo pomeriggio, percorse il campo a ritroso, la vigna silenziosa parve seguirlo.
Bacco era lì seduto in attesa a occhi chiusi, mentre la ninfa suonava una nenia col suo flauto. Quando gli fu posta ai suoi piedi, la brocca, alzò le palpebre e afferrò il vino.
Bevve un sorso e sorrise.
Giovanni si risvegliò all’albero della ninfa, da solo e senza caraffa; quell’anno, il raccolto fu il migliore di sempre.

By Kirby

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