(2004-2014) 10 anni di Racconti-Metropolitani

Quest’anno sei qui, arroccato in cima ad una scala, in questa biblioteca impolverata. In fondo stai invecchiando pure tu. 2004- 2014. Dieci anni di Racconti-Metropolitani. Per arrivare qui mi sono spogliato di tutto, anche di Kirby. Dopo tutto questo tempo, credo che per le leggi del web puoi esigere il ruolo di notaio della mia vita. Così in fondo alla lettera, ti lascio l’epitaffio che vorrei ci fosse sulla mia tomba.

Il primo Ottobre è più di un compleanno o di un capodanno; quelli arrivano sempre, basta vivere. Invece con te è l’anniversario di una simbiosi che sopravvive ogni giorno e si nutre delle parole che verghiamo sul nostro corpo.

La nostra verità è puzzle infinito da mettere insieme. Osservendo un pezzo a caso ci sono io che perseguito una bruttezza sociale, fino ad arrivare sul baratro. Alcune volte parlare con gli altri mi è sembrato inutile. Alcune volte non avrei più parlato, per esprimermi solo attraverso la scrittura. Anche scrivere di me stesso, sembra superfluo. Ci sono cose più importanti e interessanti da descrivere nel mondo.

Io sono solo uno tra la folla e quello che mi riesce meglio è usare il cinismo, comunicare solo con commenti sprezzanti, per dissacrare me e chi mi sta intorno.
Cinismo che mi spoglia e mi protegge dalla cattiveria.
Il mio io primario è quello che reagisce d’istinto riuscendo solo a dire la verità.
Il mio obbiettivo era la dissolvenza di quello che sono, per lasciare lo spazio a quello che produco.
Il problema è non poter reprimere i propri istinti. Mica è come te che sei chiuso nel tuo mondo virtuale fatto di codici e numeri. Così quando incontro una ragazza che mi piace sono dolori.
La solitudine da compagna diventa aguzzina e le mie lame di cinismo si trasformano in piume. Ma se per alcuni posso anche esser considerato bello; comunque la bruttezza sociale mi ha trascinato sul baratro.

Mi hanno detto che devo indossare una maschera.

Se voglio allontanarmi dalla voragine devo indossare una maschera.
Un filtro per smussare il mio schifoso pragmatismo, per tacere e riflettere, per accettare le illusioni altrui, e sopratutto scendere a compromessi con convenzioni sociali che non mi appartengono.

E se anche il mio cinismo fosse frutto di una maschera, quella del buffone?
Sembro accartocciarmi in un dubbio pirandelliano. E allora ti chiedo chi è il vero me stesso. Quello del pensiero o quello dell’azione.
Quello che parla con te chi è invece?

Forse comincio a tornare indietro, la vita e i miei bisogni mi sta portando ad allontanarmi dal baratro sociale, almeno di qualche metro. Usare con parsimonia alcune maschere. Usare con parsimonia alcune parole. A nessuno possono interessare questi discorsi, sono conoscio che la parte più profonda e incontaminata di me, può esistere solo qui. Dove i nostri corpi si riempiono di parole.

Il puzzle per ora è finito, caro R-M, puoi scrivere sul tuo corpo quello che ho capito da tutto questo “…dopotutto essere se stessi è un concetto sopravvalutato”.

Al prossimo giro di boa.

Il mio Epitaffio: “Se leggete questo allora non hanno esaudito la mia richiesta di dare il mio corpo in pasto ai cani”

Daniele                                                               1501770_559165934190688_129599363_n

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