Resto nudo e manifesto

Il Quarto Stato.
Quando vidi quel dipinto sul mio sussidiario rimasi colpito.
Sembrava il preludio di qualcosa d’importante. Uomini che marciano come soldati, ma non sono soldati. Una donna, con un bambino in braccio, preoccupata è rivolta verso uno degli uomini.
“Sembrano contadini, chissà dove sono diretti” pensai “e chissà quella donna perchè vuole fermarli”.
Sui libri di storia ci sono ritratti di principi e imperatori, fermi e immobili. Lì stava per accadere qualcosa, e la tensione trascendeva dal quadro.
In Tv vidi un un ragazzo davanti un carrarmato. Il cingolo si spostava per evitarlo e lui si piazzava davanti per fermarlo col suo corpo. Solo anni dopo ho capito chi fosse.
Alle scuole medie, c’erano scioperi di massa, non si conosceva bene il motivo, ma l’importante era non entrare. Intanto io individualista e isolato come ero entravo lo stesso.
Alle superiori, la prima assemblea d’istituto della mai vita. C’erano tantissimi ragazzi nel viale della scuola, una giornata di sole e un palchetto con i rappresentanti d’istituto.
Quello che più ricordo era una studentessa che parlava al microfono. Aveva la pelle chiara, i capelli molto corti, magra,e la grinta di chi credeva veramente in ciò che diceva.
A quel tempo le parole erano “Occupazione” “Assemblea permanente” e “finanziaria”. Divertente pensare come la parola finanziaria sia stata sostituita dalla “manovra”. Forse era troppo paurosa, la finanza è qualcosa di ignoto per l’uomo comune. Meglio una manovra, un termine più rassicurante e consono per chi guida il Paese Italia.

Genova 2001 fu l’anno zero: Carlo Giuliani, Diaz, Black Block, forum di Genova, Zona rossa, No global e gli arresti e il sangue e i processi. Capire quanto può essere complesso il fenomeno di una manifestazione e tutte le sue implicazioni è come conoscere il segreto inconfessato di una persona.

La prima grande manifestazione a cui partecipai fu quella del popolo viola. “Mi piace pensare che l’onda viola travolgerà ogni cosa, che il giorno di ieri è stato un punto di partenza per la costruzione di una nuova Italia” scrissi sul mio blog.
Ovviamente mi sbagliavo.

“Occupy Wall Street”, “Occupy Madrid”, “Occupy Honk Kong”, “La rivolta dei Forconi”, “Le rivolte dei ricercatori e dell’università”, “Se non ora quando”. A quante manifestazioni ho assistito, e quante hanno ottenuto risultati?
Serve lo scontro e la violenza per far parlare di sè, modello primavera araba?
In fondo nè la violenza dei Black Block o quella dei No Tav è servita a qualcosa. Le proteste pacifiche neppure producono molti risultati.
Le manifestazioni hanno un loro potere, altrimenti non sarebbero vietate in paesi come la Russia.
Come in ogni principio di azione e reazione, la manifestazione ha una sua forza e tanto può essere più grande quanto è il numero di partecipanti.
All’epoca del Quarto Stato, la protesta di operai contro una fabbrica, riusciva a far eguagliare le forse. Ma una semplice protesta di settimane non ha la forza di cambiare meccanismi enormi come quello economico, in cui ad opporsi sono i governi del mondo.
Allora a cosa serve manifestare il nostro dissenso?
Manifestare è poetico, alimenta le nostre speranze, ci fa incontrare chi è mosso dai nostri stessi desideri. Creiamo legami e per un giorno possiamo affrontare utopie e illusioni.
Alla fine è come mettersi nudi per fare l’amore, non serve ma ci fa bene.

By Kirby

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