Una domenica allo stadio (parte 1)

In una fredda domenica di Gennaio, Ciruzzo stava preparando il suo zaino per andare a vedere la gara casalinga della sua squadra del cuore: la Turris.
La madre Assunta gli passò accanto e gli chiese in stretto torrese: «Ti sei preso la marenna?».
Ciruzzo disse di sì, poi sgusciò in cucina senza farsi vedere per prendere il panino ed evitare un prevedibile rimprovero materno.
La marenna ovvero la merenda da mangiare allo stadio, al posto del pranzo domenicale, era un vero e proprio pasto completo, costituito da uno sfilatino tostato al forno da mezzo chilo, ripieno di carne macinata, melanzane a funghetto, formaggio grattugiato, olive nere snocciolate, capperi basilico e menta per rinfrescare l’alito, uso dentifricio. Aveva un totale di calorie equivalente a dieci Big Mac ed era consigliato dai dietologi della NASA come pasto unico settimanale per una missione su Marte. Per contenere il concentrato di cibo prossimo a scoppiare, era previsto un rigoroso triplice incarto, costituito da uno strato più profondo di carta d’alluminio, una parte intermedia di tovaglioli assorbenti e la parte più esterna di pellicola per alimenti.
Mise Il panino tra le lattine di birra e la tromba, poi uscì di casa. Dal balcone la madre gli raccomandò: « tai attento» e lui rispose : «Non ti preoccupare, Turris-Ebolitana è una partita tranquilla».
Aveva appuntamento fuori l’ufficio postale, con Vincenzo O’Mazzacane, così soprannominato perché una volta lanciò un’enorme pietra su una auto della polizia sfondando il parabrezza, poi andò per i bar della città vantandosi di averla fatta franca, fino a che non fu arrestato da due agenti in borghese che si prendevano un caffè.
Ciruzzo aveva 22 anni, tra pochi mesi l’attendeva nuovamente l’esame di maturità, e il sogno di diventare barbiere infranto da quando aveva perso il pollice sparando petardi mal funzionati. Aveva la testa molto grande rispetto al resto del corpo e per questo i suoi amici lo chiamavano…
«Melloneee» lo salutò Vincenzo «aspettami un attimo che voglio prendermi un gelato».
«Ma non ti sei portato la marenna? E poi il gelato con questo freddo?» Rispose Ciruzzo.
«Ho già mangiato, ma ho caldo e voglio riempire lo stomaco».
Mazzacane entrò nella gelateria e proprio davanti alla vetrina dei gusti disse: «Scusate, qua li fate i gelati? Li fate i gelati?» per poi continuare cantando: «Non mollare perché, non mollare perché Torre del Greco é con te!». Usci tutto felice stringendo un cono al cioccolato.
«Muoviti che facciamo tardi» incitò Ciruzzo.
L’appuntamento con gli altri era fuori la stazione della Circumvesuviana. Seduto sulla panchina, impugnando l’enorme bandiera corallina spiccava tra tutti, Peppe Bomba Carta, l’addetto al materiale esplosivo. Stava terminando la sua frittata di maccheroni. Nel vederlo, Ciruzzo avvertì la fame e pensò bene di prendere dallo zaino la sia marenna, ma mentre lo tirava fuori una visione lo bloccò. Era Tatonno l’alice, una dei grandi supporter storici della Turris, un uomo mitologico a metà strada tra la sciarpa della Turris e la parmigiana di melanzane. Si narra che fosse nato con la tromba da stadio in una mano e la pizza fritta cicoli e ricotta nell’altra. Un uomo dai cui pori della pelle non usciva sudore ma burro. Da venti anni, non era mancato a nessuna partita della Turris, fino al mese scorso quando è stato ricoverato per aver mangiato dei frutti di mare infetti.

By Kirby

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