Una domenica allo stadio (Ultima parte)

Ciruzzo se avesse tirato fuori il panino davanti a Tatonno, gli sarebbe rimasto ben poco da mangiare, quindi decise di prendere una tennent’s e cominciare a bere prima di entrare e riempire un po’ lo stomaco.
La massa di tifosi si mosse in direzione dello stadio, intonando intramontabili canzoni classiche del Festival di Sanremo come “Sveglia alle sei del mattino, c’è un savoiano da accoltellar…”. Fuori il campo sportivo c’era la legge che imperava su tutto e tutti. Il primo comandamento della fede corallina: “Questa città merita uno stadio”. Notando la scritta, Ciruzzo si ricordò che solo con uno stadio all’altezza si potrà avere una grande squadra che rilanci tutta la città e sognare addirittura la serie B.
La compagnia prese posto nel settore distinti, gremito con il pubblico delle grandi occasioni. Qui sotto i cori, lo sventolare delle bandiere, le urla e il caos prepartita, Ciruzzo si rese conto di non aver fatto una mossa saggia a scendersi la birra. Gemiti di pietà dallo stomaco, gli ricordarono che un caffè e una sigaretta della mattina, non rientravano nell’elenco delle colazioni complete. Pensò di allontanarsi dal gruppo di amici per mangiare in pace il suo panino, così con la scusa del bagno scomparì tra la folla. Nemmeno il tempo di togliersi lo zaino che una bomba carta lanciata dai supporter avversari, gli scoppiò a pochi metri. Con l’onda d’urto sprigionata, Ciruzzo fu preso da una crisi mistica temporanea di primo livello: gli spalti aveano assunto la forma di un cerchio infernale, le urla dei tifosi erano i dannati tormentati, al centro il campo da gioco era un lago rosso sangue ribollente. Ciruzzo aveva capito solo ora cosa fosse il girone dantesco che la professoressa Pascucci spiegava in vano ogni anno e comprese che per raggiungere gli amici doveva trovare le tre fiere. Seguendo l’odore tipico panzarotti fritti in olio bruciato, riuscì a ritrovare Tatonno che fomentava Peppe. «Bomba Carta quelli si mettono sopra di te con le botte». «Si mettono da sopra a tutti» incalzava Mazzacane «devono pagare».
Ogni bomba carta era infatti un affronto equiparabile ad un offesa intima e personale, dai cugini di terzo grado a salire. Quando l’ennesima bomba carta raggiunse il portiere della Turris costringendolo ad abbandonare la partita, allora si era toccata la madre e la sorella e la nonna tutte messe assieme in una singola offesa. Gli ebolitani dovevano pagarla con la vita.
Per scegliere chi avrebbe fatto da ariete e sfondare il cordone di polizia a fine partita, si decise di utilizzare il metodo scientifico della conta. Dopo una serie di tentativi andati a vuoto per l’evidente difficoltà di contare il numero di dita su quindici mani alla fine il risultato fu…
«Mellòòò tocca a te» Urlò Mazzacane «Mellone uno di noi, Mellone uno di noi». «Urrà! Urrà! Urrà!» fecero in coro gli altri.
Ciruzzo era uno dei più fifoni del gruppo, ma sapeva che non poteva rifiutarsi, avrebbe fatto una brutta figura. Così passò il resto della partita pensieroso e preoccupato.
All’uscita dallo stadio fu sollevato come vittima sacrificale e caricato a tutta velocità contro il muro di scudi antisommossa della celere. La sua testa fece la fine di una polpette e si procurò un principio di commozione celebrale.
Tra il dolore, le urla, i fumogeni, le spinte, e il digiuno, Ciruzzo ebbe una crisi mistica semi permanente di secondo livello: questa volta era il protagonista della “Coscienza di Zeno” di cui non aveva mai saputo il nome, veniva severamente rimproverato per la sua condotta scellerata dal suo ex pollice, per colpa sua ora ogni volta che metteva un “mi piace” su Facebook era preso in giro pure dalla madre.
Ciruzzo in preda all’estasi non si accorse di aver perso lo zaino, e non si accorse che Mazzacane lo fece roteare in aria a mo di giavellotto, e non si accorse che fu lanciato contro la tifoseria avversaria, quando vide lo zaino volare in aria riuscì solo a dire: «O’ paninooo…»
La marenna percorse una parobala perfetta, sparì nella folla di ebolitani, poi esplose.
Il risultato fu di 4 feriti, uno grave a causa dei capperi. Mazzacane fu processato per tentata strage, Ciruzzo per detenzione di armi non convenzionali. Non poté più mettere piede in uno stadio, riprese a studiare e si diplomò con una tesina sull’uomo e il tifo. Il risultato fu di 4 feriti, uno grave a causa dei capperi. Mazzacane fu processato per tentata strage, Ciruzzo per detenzione di armi non convenzionali. Non poté più mettere piede in uno stadio, riprese a studiare e si diplomò con una tesina sull’uomo e il tifo.

By Kirby

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...